Michele Cafaggi. La magia con le bolle di sapone

Il teatro, il video, la musica e la multimedialità sono gli ingredienti per stimolare la formazione culturale e personale dell’individuo. Per questo motivo Industria Scenica ospita presso l’Everest il progetto Teatro Scuola, con l’obiettivo di accendere la fantasia attraverso le arti performative.

Il 27 e il 28 febbraio Michele Cafaggi ha animato la sala dell’Everest con il suo spettacolo “Ouverture Des Saponettes” in circolazione da sedici anni su palcoscenici italiani e internazionali. «Per fare le bolle di sapone giganti serve un detersivo concentrato e dodici bicchieri di acqua. Ma non tutti i saponi funzionano allo stesso modo». Durante lo spettacolo, il palco diventa il centro di un vortice generato da bolle di sapone di ogni forma e dimensione, plasmate nei modi più stravaganti dall’artista nonché grande performatore del teatro di strada. Sul palcoscenico si alternano gag che divertono i bambini e momenti di autentica magia, che lasciano a bocca aperta il giovanissimo pubblico e le sue maestre, spesso co-protagoniste dello spettacolo. Grida, risate e tanto stupore, l’attenzione dei bambini non si distoglie mai dall’esibizione e a fine spettacolo bisogna darsi da fare per evitare la loro irruzione sulla scena – alla ricerca di un momento di gloria, magari avvolti da una bolla di sapone gigante.

Abbiamo chiesto a Michele Cafaggi di raccontarci qualche segreto su di lui, sulla sua attività e su cosa si nasconde dentro a una bolla di sapone. Ecco che cosa ci ha rivelato…

Ciao Michele, raccontaci brevemente qualcosa di te: chi sei? Da dove vieni?

Vengo da Lazzate (MB), ho una moglie giapponese che fa la pittrice, e ho due figli. Sono un commediante, ho studiato l’arte del clown. Questo mi ha portato a essere inizialmente un mimo, poi un giocoliere – perché ho studiato circo. Ho fatto da anni, e continuo a farlo tuttora, il teatro di strada. Faccio spettacoli di quello che si chiama “nuovo circo”, che coinvolge le arti performative della magia e della musica. Tutti i miei spettacoli sono un connubio di queste mie passioni, e il mix funziona.

Qui all’Everest hai portato Ouverture Des Saponettes. Come e perché hai scelto di lavorare con le bolle di sapone?

Quella delle bolle di sapone, sedici anni fa era un’arte poco esplorata, e mi piaceva. L’ho studiata bene, e mi è stata richiesta molto. Così ho concepito Ouverture Des Saponettes e ho cominciato a girare con lo spettacolo anche all’estero. Adesso ho prodotto sei spettacoli con le bolle di sapone e ho anche scritto un libro Il mago delle bolle.

Cosa si nasconde dentro una bolla di sapone?

«La bolla di sapone è l’astuccio trasparente di un sospiro» Trilussa

Quando soffi dentro una bolla, puoi soffiare tutto te stesso. Nel nostro respiro c’è tutto quello che siamo. Se ci concentriamo, possiamo soffiare tutto quello che vogliamo – sia il bello sia il brutto. Come dicono gli orientali: con il respiro è fondamentale “buttare fuori”.

Qual è la bellezza di fare teatro per bambini?

Quando incontri i bambini, e riesci a farli interessare, è emozionante. Sento la loro felicità davanti ai miei spettacoli e io sono felice di conseguenza.

Se ti dico Everest cosa mi dici?

La montagna. La fatica di puntare in alto. Come il teatro e l’ambizione: se vuoi andare in alto devi mettere in conto la fatica. Giù si sta bene, ma lo scopri solo guardando dall’alto.