Intervista a Fanny Soriano della Compagnia Libertivore

La compagnia ​Libertivore nasce nel 2005 grazie alla collaborazione fra Fanny Soriano, danzatrice e acrobata aerea, e Jules Beckman, musicista e performer. Insieme realizzano lo spettacolo ​Libertivore (Jeunes Talents Cirque, 2007) per poi contribuire alla creazione di ​Autochtone​ (2009) con il collettivo AOC. Con Libertivore, Fanny Soriano studia e potenzia un lavoro corporale che mescola circo e danza, impreziosito dalla ricerca su elementi naturali. Lo studio sulle acrobazie e sull’essenza metafisica intende esplorare le relazioni tra Natura e Uomo, da cui si disegnano scenografie e attrezzerie peculiari. La regia evidenzia le virtù di una semplicità a volte inosservabile, sottovalutata o non riconosciuta.

Abbiamo ospitato Libertivore, all’Everest, il 29 aprile 2018, in occasione della preview del Festival Tendenza Clown con gli spettacoli “Hetre/Phasmes”. Prima un solo di danza aerea, con una scenografia essenziale e di rimando alla natura, fatta di un solo ramo in scena; poi un duo spericolato, in continuo movimento fra velocità e ricerca – il racconto spontaneo e attraverso il corpo della sfera emotiva più privata e nascosta nell’uomo.

Il tutto frutto del lavoro di Fanny Soriano e dei suoi attori, membri della compagnia. Dalla Francia, ci ha raccontato qualcosa in più sul loro lavoro…

Quando hai cominciato a fare teatro?

Ho iniziato a 9 anni

E, fin dall’inizio, il circo è stata la tua prima vocazione?

Sì, ho cominciato a fare circo a 10 anni con uno stage di una settimana durante le vacanze estive. Mi è stato molto chiaro fin da subito: era ciò che volevo fare, ma lo facevo solo una settimana all’anno perché non c’erano scuole di circo nella città dove vivevo. Fortunatamente, a 15 anni e mezzo, sono entrata nella scuola nazionale di circo di Rosny-sous-Bois e poi al CNAC (Centre National des Arts du Cirque).

Gli spettacoli di Libertivore sono una ricerca sperimentale del rapporto fra l’uomo e la natura. Da dove nasce il desiderio di cercare le origini di questo legame?

Ho trascorso gran parte della mia infanzia con i miei genitori e mia sorella in una casa arroccata sulla cima di una montagna, circondata solamente da natura. Il paese più vicino si trovava a 30 minuti di macchina e non c’era molto da fare, se non vivere in questo ambiente e osservare la natura. In seguito ho avuto una vita da cittadina, ma il mio sguardo sul mondo è stato profondamente influenzato da quel periodo, quando sono stata in contatto con la natura.

E la danza come può raccontare questa connessione con un ambiente naturale e solitario?

Ci vuole molto lavoro ed è necessario dedicare del tempo affinché le immagini e le sensazioni si manifestino. Questa riflessione è l’opposto del divertimento di oggi. Anche il circo contemporaneo è per noi un lavoro sul legame uomo-natura: ci focalizziamo sul corpo, sul rilassamento, sulla respirazione – un modo di studiare e vivere la disciplina circense in maniera ricercata e diversa da come spesso è praticata. Nei nostri spettacoli non ci sono delle figure statiche, tutto è in movimento.

Quante ore dedichi all’allenamento?

Occupandomi della direzione della compagnia, passo molte ore davanti al computer. Comunque, riesco ad allenarmi tre volte alla settimana per due ore.