fbpx

Un collezionista di attimi. Intervista a Pietro Piva

Si definisce un collezionista di attimi. E lo è. Pietro Piva è un attore che lavora in teatro e fa spettacoli per adulti e ragazzi.

All’Everest, l’1 marzo, per il quarto appuntamento della Stagione Teatrale 18/19 del Teatro-Scuola, ha portato lo spettacolo Abu sotto il mare. Una rappresentazione teatrale toccante, un racconto di un migrante, ma, prima di tutto, di un mondo di adulti che costringe un bambino a nascondersi e a privarsi della propria dignità. Abbiamo incontrato Pietro Piva, ci ha raccontato qualcosa di più su di lui e sullo spettacolo. Ecco cosa vede nella sua arte.

 

Ci racconti brevemente chi sei e cosa fai?

Mi chiamo Pietro Piva, sono un attore che lavora in teatro con spettacoli per adulti e per ragazzi. Spesso mi capita di essere invitato a partecipare a progetti teatrali di altri colleghi oppure, come nel caso di Abu sotto il mare, di essere autore del mio spettacolo.

 

Abu sotto il mare è uno spettacolo che parla di migranti. Com’è nata l’idea di raccontare un argomento tanto attuale, attraverso il palcoscenico, a un pubblico giovane?

L’idea dello spettacolo viene da un altro spettacolo che stavo scrivendo con la mia compagnia teatrale. Parlava di sirene che aspettavano invano il passaggio di Ulisse. La figura di questo eroe per noi italiani, europei, occidentali è simbolo da un lato di astuzia, dall’altro di sofferenza legata al viaggio. Però – pensavo – Ulisse è pieno di risorse, ha delle divinità dalla sua parte e soprattutto è celebre – tutti parliamo di lui. È un vincitore, o meglio, un vincente. Poi ho visto la foto di un bambino contrabbandato in una valigia, uno dei tanti passato ai raggi x alla dogana di Ceuta, e mi si è stretto il cuore. Ho pensato: eccolo, ecco il pellegrino, ecco il vero Ulisse. Dal mio incontro con Accademia Perduta, centro di produzione teatrale, è nata la sfida di proporre ai ragazzi delle scuole uno spettacolo come avamposto di riflessione su una tematica così focale come quella delle migrazioni. E questo è Abu.

 

Cosa porta Abu nella sua valigia?

Un asciugamano, un asciugacapelli, una pasta dentifricia, un paio di infradito, un paio di mutande un paio di calze, un paio di… No. Abu viene portato nella valigia. O forse qualcosa, sì, porta: una Fatina, gli orchi, il suo babbo.

 

Qual è il vantaggio di fare teatro per ragazzi?

La risposta, la disponibilità e la partecipazione dei ragazzi durante lo spettacolo (nel bene e nel male). I ragazzi sono in grado di costruire con l’attore una drammaturgia irripetibile, condivisa, cosa che ha a che fare per me con una forma di teatro molto nobile. Sono attori nati!

 

Tu cosa vedi nella tua arte?

C’è un libro molto bello che si chiama Opinioni di un Clown. Il protagonista sostiene di essere un collezionista di attimi. Mi sento molto vicino a questo.

Torna su