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“STAI”. Si è concluso l’anno di Servizio Civile Universale 2026 a Industria Scenica

A fine giugno si è chiuso il progetto di Servizio Civile Universale 2026 “STAI” realizzato in partnership con Legacoop Lombardia e Teatro Magro, che per tutto questo anno ha visto al nostro fianco come volontari a Industria Scenica e Everest – Spazio alla Cultura Marina Zara e Mario Tonutti, per noi “i 2 Mari dell’Everest”. Dai progetti territoriali ai laboratori, dalle serate di liscio agli appuntamenti con la Stagione di Teatro, per Industria Scenica il percorso fatto insieme a loro è stato davvero prezioso.
Vi raccontiamo qui la loro esperienza attraverso le loro parole in queste interviste.

 

“Mi chiamo Marina, e quando ho iniziato il Servizio Civile stavo frequentando l’anno tesi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Volevo iniziare un percorso lavorativo che mi permettesse di potermi dedicare alla stesura della tesi, e che fosse anche in parte pertinente ai miei interessi e studi. Scegliere Industria Scenica è stato facile perché proponeva attività culturali, sociali e creative, e appariva come un’ottima palestra per mettere in pratica i miei anni di studio in un contesto reale e attivo.
Credo che scegliere di affrontare un anno di Servizio Civile sia un’ottimo trampolino di lancio per chi si è, fino a quel momento, focalizzato sullo studio, e cerca di entrare nel mondo del lavoro. Si impara a lavorare con i colleghi, comunicazione e collaborazione sono capacità profondamente sviluppate. Analizzare il proprio lavoro e quello degli altri diventa un’azione di routine, per capirne punti di forza e criticità, e per imparare nuove modalità di lavoro, applicabili in contesti anche esterni.
Si viene responsabilizzati attraverso l’autonomia dell’ideazione e co-realizzazione di progetti e idee, e questo crea gratificazione nel momento in cui si vedono i risultati concreti del proprio lavoro.
Come specchio di quelle che sono le qualità più forti, non mancano le difficoltà, specialmente iniziali. Seguire più progetti contemporaneamente non è una cosa facile, soprattutto quando questi ti coinvolgono non solo sul livello lavorativo, ma anche personale: tenere a mente i diversi avanzamenti è sicuramente una cosa alla quale bisogna abituarsi. Anche lavorare a stretto contatto con il pubblico offre le sue sfide: persone diverse richiedono approcci diversi, e spesso l’unico modo di impararli è l’esperienza. Mettersi in dubbio è la cima più alta da scalare: non sempre tutto quello che si propone è adatto o necessario in quel momento, e saper accettare di fare un passo indietro non è cosa da poco. Sbattere contro un muro può però essere importante perchè ti mette di fronte alla possibilità di imparare a gestire una cosa negativa per comunque tirarne fuori del positivo.
Non è facile ridurre ad un solo istante un anno intero di incontri, e non credo di riuscire a farlo. I momenti più d’impatto sono stati per me quando le persone con le quali si è portato avanti un progetto, a distanza dalla fine di questo, ti riconoscono e salutano, sottolineando l’impatto apparentemente invisibile che hai avuto con loro; o quando, al termine di infinite riunioni e preparazioni, tutto il tuo impegno si “riduce” ad un momento finale: il pubblico per il quale si è lavorato non vede i problemi e le criticità, le cose aggiustate all’ultimo e quelle che mancano, ma vede tutto il resto del lavoro che ha una forma concreta, realizzata apposta per poterne godere. E quando a fine serata salutano sorridenti sai di aver fatto un buon lavoro.

MARINA ZARA

 

Mi chiamo Mario e vengo da un paesino vicino a Udine. Attualmente vivo a Milano da quasi quattro anni. Ho una laurea magistrale in Storia e critica dell’arte e coltivo una grande passione per la fotografia e la musica dal vivo.

Mentre ero impegnato nella scrittura della tesi magistrale, mi sono chiesto quali potessero essere i passi successivi per la mia carriera e, più in generale, per la mia vita. Per questo motivo ho iniziato a informarmi sulle opportunità formative e lavorative presenti nelle vicinanze del luogo in cui vivo, sia per una questione di comodità sia per conoscere meglio le realtà del territorio.

Grazie a questa ricerca, attraverso il portale del Servizio Civile, ho scoperto Industria Scenica. Fin da subito il nome ha suscitato la mia curiosità: inizialmente pensavo si trattasse di una realtà che si occupava della costruzione di scenografie teatrali. Spinto da questa idea e dal desiderio di confrontarmi con un ambito affine, ma non del tutto coincidente con il mio percorso di studi, ho visitato il loro sito. Mi sono reso conto che mi sbagliavo e che dietro quel nome c’era molto di più. Espressioni come “drammaturgia di comunità” e “rigenerazione urbana”, pur non comprendendone ancora pienamente il significato, mi hanno profondamente affascinato. Così ho deciso di mettermi in gioco e candidarmi.

Durante il mio percorso di Servizio Civile ho avuto l’opportunità di confrontarmi con professionisti del settore culturale, creare relazioni e acquisire conoscenze ed esperienze che, in ambito accademico, difficilmente si ha l’opportunità di maturare. La pluralità delle attività e dei progetti nei quali sono stato coinvolto mi ha permesso di ampliare la mia visione delle molteplici declinazioni del settore culturale, rendendo questo anno di servizio stimolante e mai monotono e favorendo un processo di responsabilizzazione e autodeterminazione. La possibilità di rapportarsi con pubblici eterogenei e in contesti differenti, non sempre di facile gestione dal primo contatto, amplia le prospettive e rafforza le capacità relazionali e interpersonali.

Uno dei ricordi che porterò sicuramente con me da questo percorso, anche se ce ne sarebbero molti altri, riguarda la realizzazione di alcune scene di un videoclip musicale in collaborazione con la Rete Antiviolenza Adda Martesana V.I.O.L.A., una realtà che si occupa di contrastare la violenza di genere.

Per le riprese ci è stato chiesto di organizzare un’azione partecipata davanti alla stazione di Pioltello Limito. L’attività consisteva nella realizzazione di una grande farfalla, uno dei simboli della rete, dipinta con vernice viola su un telo di grandi dimensioni. Alle persone che attraversavano il piazzale antistante la stazione veniva chiesto di prendere un pennello e aggiungere delle decorazioni alle ali di questa grande sagoma. Il senso di condivisione e di connessione nato attraverso il gesto creativo, insieme ai racconti che le persone spontaneamente condividevano durante l’attività, in una calda serata di primavera, è stato qualcosa di unico e che conserverò con grande affetto.

MARIO TONUTTI

 

Grazie Marina e Mario per questo anno, in bocca al lupo per la vostra strada futura!

 

 

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