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L’arte di raccontare con le immagini: intervista a Vito Baroncini

Vito Baroncini è un illustratore che da anni realizza spettacoli di teatro di figura per adulti e famiglie. È uno dei tredici illustratori del libro Ambaraba’cd Coccò, pubblicato dalla casa editrice Arte Bambini di Reggio Emilia e ha illustrato La Rivolta, libro scritto da Marta Franceschini, pubblicato dalla casa editrice Cicogna di Bologna. Con la Cinemodel Foundation, organizzazione con cui collabora, è stato ospitato due volte all’interno della Stagione teatrale di Industria Scenica.

Dal 7 settembre è in residenza artistica all’Everest – Spazio alla Cultura, attività realizzata con IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia, per il progetto Macchie bizzarre, lavoro basato sull’interazione di due linguaggi: i cartoni animati e la lavagna luminosa. Abbiamo chiesto a Vito di parlarci di lui, delle sue esperienze e del suo progetto di ricerca.

 

Ci racconti brevemente chi sei e cosa fai? 

Mi chiamo Vito Baroncini, sono un maestro elementare e un lllustratore per bambini. Da circa dieci anni uso la lavagna luminosa per realizzare spettacoli di teatro di figura che si rivolgono ad un pubblico di bambini e adulti. Ad esempio, per quanto riguarda il teatro per gli adulti, ho realizzato Mafia liquida, che racconta la trasformazione della mafia dalle origini ai giorni nostri e Rifiutopoli, che tratta il tema scottante dello smaltimento dei rifiuti. 

 

Nel tuo curriculum troviamo tantissime collaborazioni, in questo momento con chi stai collaborando?

Collaboro con Cinemovel Foundation, organizzazione che si occupa di portare il cinema nei luoghi in cui non c’è. E’ un progetto molto interessante perché mi permette di unire due linguaggi: quello cinematografico e quello della lavagna luminosa.

 

Come e nato l’amore per l’illustrazione?

Il disegno e le storie sono cose che mi hanno appassionato da sempre. Sono un lettore vorace di fumetti, sono un cinefilo convinto e ho visto tantissimi film. L’attrazione verso le figure è nata da piccolissimo, quando non sapevo ancora leggere.

 

In che cosa consiste il tuo progetto?

Nel raccontare una storia unendo due tipi di linguaggi: quello della lavagna luminosa, su cui io disegno dal vivo, a rovescio – ci tengo specificarlo altrimenti il pubblico vedrebbe i disegni a testa in giù – e i cartoni animati. In parole povere, proietto i disegni direttamente su un cartone animato e racconto una storia.

 

Quali sono i cartoni animati che utilizzi? 

Sono cartoni animati russi degli anni ’50 e ’60 senza copyright. Considero i paesi dell’Est dei maestri per quanto riguarda l’animazione e l’illustrazione. Nello specifico, sono dei cartoni che raccontano piccole storie dell’immaginario russo.

 

Cosa provi quando senti l’arte nelle tue mani? 

Provo gioia. Quando lavoro con la lavagna luminosa sono felice e il mio primo obiettivo è quello di riuscire a trasmettere queste emozioni negli occhi di chi guarda. Mi sembra quasi di essere un mago che, al posto di stupire il pubblico con le magie, prova a farlo attraverso i disegni e le proiezioni sulla lavagna.

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