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Parole, disegni e musica che si intrecciano nel teatro per bambini. Intervista a Gek Tessaro

Se aveste tutto, ma proprio tutto tutto, cosa comprereste? Giuliano, il protagonista del Circo delle nuvole, ha deciso di acquistare il cielo. E sopra il cielo, ha scoperto l’esistenza di un circo di acrobati e animali. Ma, a guardare lo spettacolo, Giuliano è da solo.

Che l’amore non si possa comprare, per i bambini di oggi non è un concetto scontato.

Gek Tessaro, illustratore e attore, lo racconta con grande spontaneità attraverso uno spettacolo che ha portato in scena il 19 e il 20 febbraio per i bambini delle scuole primarie di primo grado e dell’infanzia di Vimodrone. Una narrazione dal vivo che intreccia parole, musiche e arte visiva, servendosi di una lavagna luminosa per disegnare dal vivo le immagini del racconto.

Il lavoro è eccezionale ed emotivamente di grande impatto, per questo motivo abbiamo chiesto a Gek Tessaro e a Lella Marazzini, co-regia e tecnica, di raccontarci qualcosa in più.

 

Chi sei, Gek, e che cosa fai?

Sono un illustratore e autore di libri per bambini.

 

Per il teatro cosa fate tu e Lella?

Io e Lella lavoriamo su un teatro disegnato, dove la parte fondamentale la interpretano le immagini accompagnate da musica e testi. Per farlo uso una lavagna luminosa che mi è utile per raccontare i libri che scrivo, alla giovane platea nei teatri. Un libro illustrato dal vivo, la letteratura quindi che si traduce in linguaggio per immagini lascia che i bambini condividano l’esperienza teatrale a livello collettivo – e questa è una risorsa.

Poco fa, quando lo spettacolo è terminato, un bambino mi ha detto che all’inizio non capiva niente e poi, sullo schermo, è comparso per magia un cavallo. Ecco, l’immagine che si crea e’ la chiave dello spettacolo per lui.

 

Se c’è, secondo voi, qual è il valore aggiunto di lavorare con un pubblico giovane?

E’ l’emozione, quella che i bambini vivono e si scambiano reciprocamente durante gli spettacoli. Con i piccoli e’ facile, hanno una capacita’ immaginativa molto forte e sono anche più curiosi.

 

Quando scrivi uno spettacolo, Gek, nascono prima le immagini o le parole?

Non ci sono regole. L’idea di una storia può partire da un’immagine, da un personaggio, ma anche da una parola, da una situazione o da una musica. Per me non c’è una grande differenza fra parole e immagini, anche le immagini sono una scrittura – diversa, ma pur sempre scrittura.

 

Durante lo spettacolo, la tua voce, quella narrante, spezza le immagini e interviene per raccontare la storia andando oltre i disegni. In questo frangente, le tue parole sono poesie con un profondo senso della vita. Come fanno i bambini a coglierne il significato?

Spesso gli adulti tendono a parlare di concetti semplici con i bambini. Noi invece parliamo di concetti articolati e profondi, in modo semplice. Ci fidiamo che le maestre, dopo lo spettacolo, possano spiegare meglio l’intero racconto, ma comunque i bambini sono fortemente ricettivi – specie per la poesia. E poi, non e’ necessario che un bambino di quattro anni colga gli stessi concetti di un quarantenne. La poesia tocca i bambini e magari viene custodita in un cassetto della memoria o delle emozioni per esplodere dopo.

 

Come viene scelta la musica degli spettacoli?

La musica e’ legata alle emozioni e a quello che si sta raccontando. Varia a seconda del momento della storia e si unisce alla tecnica – tanto che a volte siamo in auto e, mentre viaggiamo, ci capita di ascoltare un brano e ci diciamo «Senti questa! Non e’ un acrilico?».

Banalmente e’ il gioco del cinema: con la musica sottolineiamo meglio quello che vogliamo trasmettere.

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