Uno sguardo nuovo. Ecco Industria Scenica in pillole

E’ dicembre 2017. Arrivo all’Everest.

In cinque mi aprono la porta rossa di questa grande sala che ha gia’ qualche simpatico addobbo natalizio.

  • Metti una pallina sull’albero di Natale – mi dice Francesca – Il nostro albero e’ compartecipato – aggiunge.

Compartecipato. L’ha detto sul serio. Lo cerco sul vocabolario, praticamente non esiste se non in ambito finanziario. Mi fido. Metto una pallina e lascio una traccia di me nel primo angolo di quel posto che sembra un po’ magico e che si porta dietro una storia di poster anni sessanta e bottiglie di vino comunista, tutto originale.

  • Era la sede della Cooperativa lavoratori uniti di Vimodrone – specifica Isnaba, mentre sposta una poltrona – Oggi e’ la piazza al coperto del paese.

Piazza al coperto del paese. L’ha detto sul serio. Cerco di capire di cosa si tratta e d’improvviso entrano due suonatori di cornamusa che inaspettatamente intonano canti di Natale.

Mi siedo in platea. Ermanno e Serena sono sul palcoscenico. Andrea ha posizionato la camera 360. Qualcosa sta per succedere, e io non vedo l’ora.

Dal dicembre 2017 a oggi ho visto l’Everest cambiarsi di vestito, di forme e colori sempre diversi, rinnovandosi e dando un senso tutti i giorni alla scia che si porta dietro gia’ dal suo nome: “Spazio alla cultura”.

Seduta in quella platea, ho ascoltato 30 orchestre dal vivo il sabato sera per la serata danzante a colpi di liscio. Ho partecipato alla rassegna di libri Didiario. Visto tutti gli spettacoli teatrali della Stagione 2017/2018 – nuotando sotto il mare con l’Alan di Giuliano Scarpinato, volando in alto con le acrobazie circensi di Libertivore, emozionandomi con Share3 e ridendo tanto con il futurismo contemporaneo di Elea Teatro. Ho visto nonni scrivere di gusto fiabe e raccontarle ai piccoli del paese.

Tutto questo con Industria Scenica che, spalancando le porte dell’Everest quasi tutti i giorni, a cielo aperto, fra i muri delle scuole, nello spazio MIX di Caponago, nei mercati, per le strade con i murales e con le interviste alle persone, mi ha insegnato cos’è la drammaturgia di comunità, la sicurezza online di una navigazione che oggi coinvolge i giovanissimi e li porta dall’altra parte del mondo su una nave in mezzo alla tempesta, il valore della parola, del rito, del non lasciarsi la mano quando si ha paura.

Ecco cos’è la compartecipazione. E non ha niente a che vedere con la finanza, ma i dizionari non lo insegnano.

In questo 2018 ho scovato il nascondiglio della cultura e l’ho vissuto con uno sguardo diverso. Ho guardato Industria Scenica con occhi nuovi. Tutti i giorni, per l’anno prossimo, si partirà a creare dal piccolo per renderlo grande. Nel 2019, vi invito a sedervi con me – in quella platea multiforme che si chiama Industria Scenica.

Alessia Musillo