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ServoMuto: la prima residenza artistica per il 2016/17.

luglio 14, 2016


Con l’approvazione degli esiti del Bando emesso da Regione LombardiaMiBACT – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo e Fondazione Cariplo il Circolo Everest si conferma per il biennio 2016/2017 sede di Residenza Artistica di teatro, danza e multidisciplinare. Nel 2016 in particolare ospiterà 4 compagnie: ServoMuto Teatro (teatro), Giulio Lanzafame (circo contemporaneo), Compagnia Francesca Franzé (teatro) e Ellshous (musica).

La prima residenza in corso è quella della Compagnia il ServoMuto Teatro con il progetto “COME TUTTE LE COSE BUONE ANCHE LA GUERRA DA PRINCIPIO È DIFFICILE”, un lavoro che ha come eco di fondo Madre Coraggio di Bertold Brecht, ma che di fatto affronta o meglio diffonde quello che accade al pensiero, allo stato, alle persone, in guerra in Ucraina.

Non vogliamo informare, non snoccioliamo un elenco di fatti, noi vogliamo portare quello che i media non dicono, vogliamo sottolineare che spesso quello che ci arriva è deformato, censurato, limitato”. Afferma Michele Segreto drammaturgo e regista della compagnia.

Facciamo un passo indietro… Come è nata la vostra Compagnia?

Il ServoMuto nasce come idea nel 2010 dall’incontro di tre giovani attori e operatori teatrali Pavel ZelinskiyMichele Segreto e Diego Veneziano che si incontrano per caso sul palco del Teatro Grande di Brescia.

Decidiamo di cominciare a lavorare insieme a produrre spettacolo dal vivo, mescolando le nostre conoscenze ed esperienze per creare un teatro fatto di corpo e parola, di vita e di contatto diretto con il pubblico. Avviamo la compagnia nel 2011 insieme a Diletta Ferrai e Cecilia Botturi, esplorando dunque il lavoro attorale sotto l’aspetto fisico, verbale, con elementi di teatrodanza, mimo e clownerie.

Nel 2012 la compagnia diviene una realtà riconosciuta, prendendo forma come Associazione Culturale.
L’anno successivo si uniscono alla formazione anche 
Irene Carta e Luisa Gustinelli, mentre si intensificano le collaborazioni con attori di varia formazione, che collaborano su progetti specifici anche di natura non prettamente teatrale.

Nascono così i primi spettacoli della compagnia, di forte impronta storica e civile.
Nel 2013 Michele Segreto e Pavel Zelinskiy intraprendono percorsi formativi rispettivamente presso 
ERT –Emilia Romagna Teatro Fondazione e presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.
Nel 2014 
il ServoMuto vince il Bando SPOTbs – Sostegno alla Produzione Teatrale Off di Brescia e realizza la performance urbana FAR EAST, cura nuove produzioni e replica gli spettacoli in repertorio in tutta Italia.

Nel 2015 realizza lo spettacolo ZINNFIGUR – Soldatini di stagno, prima co-produzione con il Teatro Telaio, incursione metaforica e fiabesca nella Grande Guerra, inserito nel Programma Ufficiale delle Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione per gli Anniversari di Interesse Nazionale.
Nel febbraio dello stesso anno, il primo studio dello spettacolo 
POLVERE, nato da un progetto di Marzia Gallo, viene proclamato vincitore della VI Edizione del Premio delle Arti L. A. Petroni di Residenza Idra e nel 2016 vince Tagad’Off – Festival della Nuova Drammaturgia Lombarda.
A Roma la compagnia inizia a collaborare con il giovane regista 
Lorenzo Collalti e con gli allievi dell’Accademia Nazionale. In questo solco si inserisce quindi la produzione dello spettacolo dai testi del poeta russo V.V. Majakovskij e lo spettacolo L’IDIOTA, dal romanzo omonimo di F. M. Dostoevskij, e NIGHTMARE n.7, spettacolo vincitore del Primo Premio al Festival Internazionale di Teatro European Young Theatre (Festival di Spoleto 2015) e del Premio SIAE 2015 del Festival di Spoleto per la Migliore Drammaturgia, che replica al Teatro India a Roma all’interno del Festival Dominio Pubblico.
Con lo spettacolo 
COSÌ GRANDE COSÌ INUTILE, la compagnia riceve la Menzione Speciale Giovane Compagnia al RomaFringe Festival 2015.

Nel 2016 il primo studio di PhoebusKartell viene proclamato vincitore del Premio Scintille 2016 e inserito nelle residenze artistiche di Villa Pini di ERT – Emilia Romagna Teatro e Arena del Sole di Bologna.

Qui in residenza troviamo: Michele Segreto, Matteo Vignati, Marzia Gallo e Francesca Franzè, come nasce questa formazione?

Io e Francesca ci siamo conosciute tramite Michele e da subito è nata la voglia di creare qualcosa insieme. Così abbiamo chiesto a Michele di scrivere uno spettacolo per noi” dice Marzia Gallo, e prosegue “subito ho pensato di coinvolgere anche Matteo Vignati con il quale sia io che Michele abbiamo già lavorato e che, essendo un attore molto versatile (recita, suona, compone musica…) poteva essere ed è stato una gran risorsa”.

Si è trasformato il lavoro dall’idea iniziale ad oggi?

Moltissimo, all’inizio Brecht era molto più presente, come lo era una tematica più al femminile, poi lavorando e lavorando, leggendo, documentandoci, dialogando con le persone, la guerra in Ucraina è risultata ovviamente più forte e cosi si è spostato il lavoro su questo. È stato un processo in divenire” commentano a più voci gli attori.

È difficile parlare di guerra, soprattutto di una guerra in corso, come siete riusciti a farlo?

è stato difficile, ci si domanda costantemente come riuscire a mantenere l’onestà nel racconto rispetto a quanto successo e a quanto succede” dice Matteo Vignati

All’inizio dello spettacolo c’è un prologo che spiega chiaramente che quello che racconteremo, che i fatti e e le parole usate in scena, sono state piegate e plasmate, non corrispondono del tutto al vero. Al contempo, l’utilizzo di un video, alle spalle degli attori, giocherà da contraltare a questo. Nello schermo, i fatti e le informazioni sono vere.” Integrano Michele e Marzia.

Non c’è una presa di posizione nello spettacolo, ci sono visioni di ambo le parti, c’è informazione, c’è consapevolezza”. (Michele Segreto)

Com’è una giornata tipo del vostro lavoro di creazione?

Ridono. “Ci si riscalda, si parla della scena, si prova, si riparla della scena, si riprova, si leggono informazioni, si guardano video di suggestione, si canta, e poi di nuovo da capo.. si prova, si parla…etc”. raccontano gli attori.

È utile avere un tempo e uno spazio di residenza in un processo creativo?

Tanto. Permette al processo di non interrompersi” dice Marzia.

Ultima domanda: Se vi diciamo Everest voi cosa ci dite?

Un bellissimo panoramaMarzia

“Fa venire in mente il nome di un negozio di alimentari di un piccolo paese” Matteo

Penso a qualcuno che è sempre vissuto sotto, nelle cose, nella vita, nella città, con le persone e poi ad un certo punto è salito sopra e guarda tutto vivere/accadere dall’alto, ma lo fa con senso e compartecipazione, perché prima era anche lui/lei ai piedi della montagna” Francesca

Alzare lo sguardo, si fa questo quando si è sotto la montagna” Michele

Imbocca al lupo Servo Muto!

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